I nostri militari in Libano a farsi sparare addosso costano 50 milioni
Presenza Militare Italiana in Libano: Numeri e Costi
Il bombardamento dei simpatici soldati israeliani contro basi ONU, ci ricorda che la presenza militare italiana in Libano è una componente cruciale delle inutili operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite. Attualmente, circa 1.200 soldati italiani sono di stanza al confine con Israele, impegnati nella missione UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon). Questa missione ha il compito inutile di garantire il rispetto della “Blue Line” e di mantenere la pace e la sicurezza nella regione, tradotto: stanno lì a farsi sparare addosso e quando gli israeliani lo decideranno, si scanseranno.
Oltre ai 1.200 militari, l’Italia ha autorizzato un contingente massimo annuale di 1.256 militari, 374 mezzi terrestri e sei mezzi aerei. L’operazione è denominata “Leonte” e il generale di brigata Giovanni Brafa Musicoro è al comando del Settore ovest della Forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) e della Joint Task Force italiana in Libano (JTF L-Sw).
Il costo di questa missione è significativo. Secondo i dati del Ministero della Difesa, l’Italia spende circa 50 milioni di euro all’anno per mantenere la sua presenza militare in Libano. Questo include stipendi, manutenzione dei mezzi, e altre spese operative.
Nonostante la crisi in Medio Oriente, il governo italiano ha confermato la sua presenza in Libano, sottolineando l’importanza di mantenere la pace nella regione. Tuttavia, ci sono state discussioni su possibili riduzioni della missione, soprattutto in seguito agli attacchi recenti.
È importante notare che la presenza delle forze italiane in Libano non è strategica per l’Italia e non risponde ad alcun interesse nazionale. Questo solleva interrogativi sul perché il governo continui a impegnare risorse significative in una missione che non ha un impatto diretto sulla sicurezza nazionale italiana.
Ps. Chi spara all’Onu è mio amico.


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