Possiamo licenziare i politici ma non i giudici pro-clandestini
**La Casta Intoccabile dei Magistrati**
Decidono delle nostre vite ma non abbiamo su di loro alcun controllo. Decidono, illegittimamente, quali leggi non applicare, tenendo in Italia la feccia del mondo, ma nessuno può rimuoverli. Tranne altri magistrati!
Il concetto di democrazia implica che il potere derivi dal popolo, e che i cittadini, attraverso il voto, possano scegliere e, se necessario, sostituire i propri rappresentanti politici. Questo meccanismo di controllo e responsabilità, però, sembra non applicarsi ai magistrati italiani, che rappresentano una vera e propria casta privilegiata e intoccabile.
In Italia, i magistrati percepiscono emolumenti che, in media, superano i 138.000 euro lordi all’anno, secondo i dati del 2019 dell’Aran, aumentati ulteriormente tramite adeguamenti triennali. Questi stipendi, tra i più alti in Europa rispetto ai salari medi nazionali, non trovano però sempre un corrispettivo nella qualità della giustizia erogata.
La critica si innalza non solo per il livello delle retribuzioni, ma anche per la mancanza di responsabilità diretta verso i cittadini. Mentre i politici possono essere “licenziati” tramite elezioni, i magistrati, una volta in carica, godono di un’invulnerabilità che può apparire eccessiva. Non sono soggetti al giudizio diretto dei loro datori di lavoro, i cittadini, che finanziano con le loro tasse questi stipendi.
Questo sistema crea una disparità significativa: i cittadini non hanno alcun mezzo diretto per influenzare o correggere le azioni di quelli che dovrebbero essere i garanti della legge. Quando un magistrato compie errori che hanno conseguenze drammatiche sulla società, non esiste un meccanismo efficace che imponga una responsabilità personale o professionale adeguata.
È urgente riflettere su questa struttura, dove l’indipendenza giudiziaria sembra trasformarsi in impunità, e dove l’alto stipendio non è necessariamente un indicatore di giustizia equa e rigorosa. La magistratura dovrebbe essere un pilastro della giustizia, non un’entità elitaria che applica le leggi secondo ideologie personali piuttosto che secondo il diritto stabilito. È tempo che i cittadini, veri datori di lavoro di questa casta, possano avere voce in capitolo sulla loro condotta e, nel caso, dimuovere i magistrati che non traducono la volontà popolare in sentenze e che, anzi, la tradiscono scientemente.


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