Trascinata via, abbattuta con un sasso e stuprata dai migranti
Merlara, dopo essere stata costretta a seguire i suoi due aguzzini sotto la minaccia di un coltello, una donna è stata segregata in un casolare, picchiata a sangue, ‘sedata’ con un sasso e violentata.
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Merlara: l’orrore di una donna segregata e brutalizzata, un arresto e un complice in fuga
Merlara, 4 aprile 2025 – Un episodio di violenza inaudita ha sconvolto le campagne tra Merlara, nel Padovano, e il Legnaghese, lasciando una comunità intera sotto shock. Una donna è stata vittima di un’aggressione brutale, un incubo durato ore che ha visto due aguzzini agire con una ferocia disumana. Minacciata con un coltello, segregata in un casolare isolato, picchiata a sangue, colpita in faccia con un sasso, violentata e infine rapinata: questo è il calvario che la vittima ha dovuto subire. Uno dei responsabili, un 39enne marocchino, è stato arrestato, ma il complice è ancora in fuga, e le forze dell’ordine sono al lavoro per catturarlo.
Un’aggressione pianificata e feroce
Tutto ha avuto inizio tra il 31 marzo e il 1° aprile, quando la donna è stata costretta a seguire i due uomini sotto la minaccia di un coltello. Dopo averla obbligata a salire su un’auto, uno degli aggressori le ha sottratto borsa e cellulare, tenendola sotto scacco con le portiere bloccate. Durante il tragitto, durato circa 12 chilometri, l’uomo non ha esitato a colpirla ripetutamente con schiaffi e pugni, impedendole ogni possibilità di fuga. Arrivati in un casolare isolato nelle campagne del Legnaghese, la situazione è precipitata ulteriormente: ad attenderli c’era il complice, pronto a partecipare a un’orgia di violenza.
L’inferno nel casolare
Nel casolare, la donna è stata sottoposta a torture fisiche e psicologiche. Mentre uno degli aguzzini abusava di lei, l’altro la colpiva con un sasso al ginocchio, cercando di spezzare ogni sua resistenza. La brutalità non si è fermata: dopo il primo turno di violenza, il 39enne ha “ceduto” la vittima al complice, che ha continuato a infliggerle sofferenze. Le modalità con cui la donna è riuscita a fuggire non sono ancora chiare, ma il suo coraggio l’ha spinta a denunciare l’accaduto, dando il via alle indagini.
L’arresto e la caccia al complice
Grazie alla denuncia, i carabinieri hanno arrestato uno dei due responsabili, un 39enne marocchino, ora detenuto nel carcere di Montorio. L’uomo è accusato di rapina, lesioni, sequestro di persona, porto abusivo di arma e violenza di gruppo. Questa mattina, 4 aprile, comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari Carola Musio per l’udienza di convalida. Nel frattempo, le forze dell’ordine stanno setacciando la zona per rintracciare il secondo complice, ancora a piede libero. Le indagini proseguono senza sosta, con l’obiettivo di assicurare entrambi i colpevoli alla giustizia.
Un grido contro l’immigrazione incontrollata
Questo ennesimo episodio di violenza non può essere ignorato. L’Italia sta pagando un prezzo altissimo per un’immigrazione senza regole, che troppo spesso porta con sé individui pronti a seminare terrore e distruzione. La vittima di Merlara è l’ennesima prova di un sistema fallimentare, che permette a persone senza scrupoli di agire indisturbate. Serve una risposta dura: chiusura delle frontiere, espulsioni immediate per chi delinque, e un messaggio chiaro a chi arriva nel nostro Paese: qui non c’è spazio per la barbarie. La sicurezza dei cittadini viene prima di tutto, e non possiamo più permetterci di sacrificare vite sull’altare del buonismo.


Visto che i pidioti negano le Foibe negheranno anche le “marocchinate” dei Volsci e quindi chiuderanno il cerchio negando gli episodi di violenza attuale.
Castrarli no, eh?