Centinaia di migliaia in partenza dalla Libia dopo sentenze toghe rosse
È tempo che l’Italia agisca con fermezza, ignorando le interferenze di una magistratura politicizzata e le pressioni dell’UE, per proteggere i suoi confini e il suo popolo. Serve un blocco navale come promesso in campagna elettorale. Servono respingimenti diretti in Libia. Ora.
Migranti, tra emergenza e inefficienza: la situazione in Libia e il fallimento delle politiche italiane
«Ci sono centinaia di migliaia di migranti che spingono per partire dalla Libia verso l’Italia. Non si fermano con le chiacchiere. Il progetto Albania, all’inizio aveva destato grande preoccupazione, ma adesso, dopo il terzo stop, l’effetto deterrenza sta scemendo» spiega una fonte in prima linea per tamponare gli arrivi.
L’Italia è invasa dai clandestini, una marea umana che non ha intenzione di fermarsi. Non è un caso che tre giorni fa il direttore dell’Aise, Giovanni Caravelli, fosse a Tripoli per affrontare l’emergenza con il governo libico. La situazione è fuori controllo, e l’attuale governo, che si perde in parole ma non in azioni concrete, dimostra tutta la sua inefficienza.
VERIFICA NOTIZIA
All’inizio, nelle chat dei migranti, controllate spesso dai trafficanti, si chiedevano se vale la pena «pagare i soldi per la traversata se poi ci portano in Albania». Il prezzo dell’intero viaggio non è irrisorio: fino a 10mila euro per chi arriva dal Bangladesh, al di sotto della metà per gli egiziani e ancora meno per i tunisini, tre nazionalità che potrebbero venir portate in Albania.
«Nel giro di 1-2 settimane capiremo se continuerà l’impennata delle partenze registrata a gennaio. Il fattore dirimente è il meteo, che migliorerà verso il 4-5 febbraio, ma poi torneranno condizioni difficili» spiega un’altra fonte del Giornale, che affronta la crisi migratoria. «L’Albania poteva servire da deterrenza, ma c’è un eccesso di migranti, già nelle zone costiere, che vogliono imbarcarsi e gli stessi trafficanti non sono in grado di gestire grossi numeri a lungo» osserva la fonte.
I numeri di gennaio sono un campanello d’allarme: oltre il doppio, 3074 rispetto ai 1305 dello stesso mese del 2024 con un’impennata nella settimana dal 19, quando abbiamo arrestato Almasri. Però gli arrivi, centinaia al giorno, sono continuati anche dopo il suo rimpatrio. I libici hanno intercettato in mare circa 750 migrati. «Il dato significativo è che sono partiti tutti, il 100%, dalla Tripolitania. Prima dell’ennesimo stop all’Albania, che all’inizio preoccupava i migranti per il rischio di venire rimpatriati, percorrevano una rotta più lunga. – spiega una delle fonti del Giornale – Verso Ovest vicino alle coste tunisine e poi puntavano al mare aperto fino a Lampedusa».
La nostra Guardia Costiera, invece di dedicarsi alla difesa delle nostre frontiere, è costretta a fare da taxi per i clandestini grazie alle interferenze delle toghe rosse che impediscono respingimenti immediati e diretti verso la Libia. È ora di smettere di ascoltare la magistratura e l’UE e di implementare un blocco navale con respingimenti diretti verso la Libia, fregandosene delle critiche.
«Le partenze da Tobruk, Bengasi e Derna, in Cirenaica, si sono affievolite, ma quando salpano utilizzano barconi più grossi con un numero maggiore di migranti – osserva chi monitorizza le rotte – Pagano per l’Italia, ma spesso arrivano a Creta oppure tornano indietro».
Le Ong, con il loro atteggiamento irresponsabile, complicano ulteriormente la situazione. «Le Ong in novembre schieravano le navi in maniera tale da intralciare l’intercettazione dei migranti destinati all’Albania – spiega la fonte del Giornale – Dopo gli stop sono tornati ai soliti schemi». Ieri Ocean Viking della Ong «Sos Meditarranée», ha sbarcato 111 migranti ad Ancona. La polizia ha fermato un egiziano individuato come scafista.
L’uso di droni, satelliti e informazioni fornite dagli stessi migranti ha registrato le ultime partenze «dalla costa desertica centrale della Tripolitania non lontana da Sabrata». Da quelle parti è ancora in auge una vecchia conoscenza dell’Italia, fin dalle ondate migratorie del 2014-2017, il boss locale Ahmed Dabbashi, detto «Al Ammu», lo zio.
«Gran parte della costa Ovest, in mano a fazioni, è infiammata da lotte intestine. A Zawhia e Zwuara ci sono gruppi armati gli uni contro gli altri» spiega la fonte qualificata. E aggiunge: Il vero problema, dove si registrano i grossi numeri di migranti che partono verso l’Italia, è Zuwara controllata da gruppi locali, che non riconoscono l’autorità del governo di Tripoli.
Lo scorso anno il ministro dell’Interno, Imad Trabelsi, ha preso il controllo del cruciale valico di Ras Ajdir, da dove arrivavano migranti dalla Tunisia «isolando» Zuwara. Tuttavia, i trafficanti, grandi e piccoli, si sono organizzati per continuare a lanciare i barconi verso l’Italia. Le forze governative devono prendere il controllo oppure trovare un accordo, altrimenti sarà dura fermare i flussi.
È tempo che l’Italia agisca con fermezza, ignorando le interferenze di una magistratura politicizzata e le pressioni dell’UE, per proteggere i suoi confini e il suo popolo.


…lo ammetto sono proseccodipendente e poiché ne stappo una bottiglia ogni due giorni capita che si crei coincidenza fra il “botto” e magari un barcone che va a fondo ma …e… qui lo giuro!…è solo pura coincidenza…pura coincidenza…pura coincidenza…lo giuro e lo spergiuro…