Welfare incompatibile con l’immigrazione: importiamo poveri e li manteniamo
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Il **Welfare incompatibile con l’immigrazione di massa**: importiamo povertà, la manteniamo a nostre spese e impoveriamo gli italiani
Il post di Francesca Totolo è lapidario e basato su dati Istat freschissimi: nel 2024 l’incidenza di **povertà assoluta** tra le famiglie con figli minori è del **40,5%** per quelle straniere, contro l’**8%** delle famiglie di soli italiani. Cinque volte di più. E per le famiglie miste (italiani + stranieri) sale al **33,6%**. Non è un caso isolato, ma il risultato sistematico di un modello suicida: accogliamo masse di extracomunitari con redditi bassi, famiglie numerose, bassa produttività e alta dipendenza dal welfare, e poi ci stupiamo se il sistema esplode.
Il Welfare è incompatibile con l'immigrazione
Nel 2024, l’incidenza di povertà assoluta delle famiglie straniere con figli minori era del 40,5%, circa 5 volte superiore a quella delle famiglie di soli italiani che si era attestata all’8%.
Non solo ci stanno invadendo, stanno… pic.twitter.com/d5ujPxb0LD
— Francesca Totolo (@fratotolo2) February 9, 2026

*(Grafico: Incidenza povertà assoluta 2024 – Famiglie con minori. Famiglie italiane 8,0%; miste 33,6%; straniere 40,5%. Dati Istat, elaborazione Francesca Totolo)*
Il welfare non è un salvagente universale: è un sistema progettato per società omogenee con alta coesione sociale e bassa immigrazione. Quando importi povertà cronica dal Terzo Mondo – redditi medi da fame (16-17.000 euro annui per extracomunitari), nuclei familiari mediamente più grandi, disoccupazione doppia rispetto agli italiani – il conto lo paghiamo noi.
Ecco i sussidi che versiamo ogni anno a questa immigrazione parassitaria:
– **Pensioni sociali e assegni assistenziali** (non contributivi): circa **195.000 stranieri** li percepiscono, per un costo annuo stimato oltre **1,7 miliardi di euro** (dati INPS 2024-2025). Molti senza un solo contributo versato in vita.
– **Assegno di Inclusione** (ex RdC): gran parte dei percettori stranieri, con nuclei in povertà assoluta al 40-50%, drenano miliardi dal fondo pubblico.
– **Reddito di cittadinanza** (fino al 2023): oltre il 30-40% dei beneficiari era straniero in alcuni periodi, nonostante rappresentino solo il 9% della popolazione.
– **Prestazioni assistenziali varie** (bonus, integrazioni, ecc.): gli stranieri totalizzano il **22%** della spesa assistenziale (1,3 miliardi su 5,9 miliardi totali), pur essendo solo il 9% dei residenti, per via di condizioni socio-economiche strutturalmente peggiori.
– **Spesa complessiva welfare per stranieri**: stime aggregate parlano di **34-35 miliardi annui** in servizi e prestazioni (sanità, istruzione, sussidi), contro un contributo fiscale/contributivo di circa 39 miliardi, ma con un saldo netto positivo solo grazie a lavoro nero e bassa produttività – in realtà un trasferimento netto di ricchezza dagli italiani. Senza contare che non vengono conteggiati i costi per sanità, accoglienza e carceri.
Il risultato? Importiamo famiglie povere che diventano immediatamente utenti cronici del welfare, con un’incidenza di povertà assoluta quintupla rispetto agli italiani. Non integrano: sopravvivono a nostre spese. I figli nati qui ereditano la povertà, le seconde generazioni spesso restano intrappolate in degrado, disoccupazione, criminalità.
Basta con la favola della “risorsa demografica”: stiamo finanziando la nostra sostituzione etnica e il nostro declino economico. Stop a ricongiungimenti familiari, stop a permessi per lavoro low-skill, stop a sussidi per chi non ha versato nulla. Remigrazione incentivata, priorità agli italiani nel welfare, quote zero per ingressi non qualificati.
Il welfare è per chi contribuisce, non per chi arriva e resta a carico. Altrimenti, non salveremo né le nostre famiglie né il nostro futuro. L’Italia prima degli italiani, o non ci sarà più welfare da dividere.


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