Hormuz è chiuso, traffico energetico completamente bloccato
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**Lo Stretto di Hormuz è morto. Non l’ha chiuso l’Iran: l’ha chiuso il mercato stesso. Al terzo giorno di guerra il traffico è evaporato**
**Roma, 3 marzo 2026** – Il titolo di Rybar_en dice tutto: **“The Stream Has Dried Up”**. Il flusso si è prosciugato. Al terzo giorno di guerra tra USA-Israele e Iran, lo Stretto di Hormuz – arteria vitale del 20% del petrolio e del 20% del GNL mondiale – è clinicamente morto.
Non perché i Pasdaran abbiano posato mine o affondato navi (almeno non ancora).
Ma perché **le assicurazioni e gli armatori hanno deciso che non vale più la pena rischiare**. Bastata la minaccia.
Lloyd’s List, la bibbia del shipping mondiale, lo ha scritto nero su bianco con una frase che resterà nella storia:
**«Strait closed — not by Iran, but by shipping itself»**.
Lo stretto è chiuso. Non dall’Iran, ma dal settore armatoriale stesso.
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La scadenza degli assicuratori (5 marzo) per rivedere le polizze war risk è diventata irrilevante. Gli armatori non hanno aspettato: hanno già fermato tutto. Da 24-48 ore le grandi compagnie (Maersk, MSC, Hapag-Lloyd, COSCO, MOL, NYK) hanno dato ordine di **non transitare più**. Le navi si fermano, invertiscono rotta o restano ancorate fuori dal Golfo di Oman. Il traffico commerciale è crollato dell’85-90% rispetto alla norma.
Come mostra chiaramente la mappa pubblicata da Rybar_en, lo stretto che fino a pochi giorni fa era una autostrada di petroliere e metaniere è diventato un deserto liquido. Centinaia di navi ferme. Il “golden quote” di Lloyd’s List conferma esattamente quello che avevamo scritto fin dal primo giorno: l’Iran non ha bisogno di bloccare fisicamente lo stretto. Gli basta rendere il rischio così alto che il mercato si blocca da solo. E ci è riuscito in 72 ore.
**Le conseguenze sono già catastrofiche**
– **Petrolio**: Brent sopra i 92 dollari, con picchi intraday a 95. Gli analisti di Goldman Sachs e JPMorgan parlano ormai apertamente di 120-150 dollari se il blocco si prolunga oltre una settimana.
– **Gas naturale**: il TTF ad Amsterdam ha toccato i 48,70 €/MWh nelle ultime ore (+52% dal 28 febbraio). QatarEnergy ha già dichiarato force majeure su diversi carichi. I terminali italiani di rigassificazione (Piombino, Livorno, Ravenna, Panigaglia) stanno bruciando le scorte residue a ritmo accelerato.
– **Catena logistica globale**: i noli delle petroliere sono esplosi del 400-600% in tre giorni. Le rotte alternative attorno al Capo di Buona Speranza aggiungono 10-14 giorni di navigazione e costi folli.
**E l’Italia? Siamo nella lista dei condannati a morte economica**
Abbiamo buttato via 38-40 miliardi di metri cubi di gas russo via tubo – il più economico, stabile e pulito – per sostituirlo con GNL qatariota ed emiratino che arriva esattamente da questa rotta maledetta. Risultato: oggi siamo ostaggi di una guerra decisa a Washington e Tel Aviv, mentre le nostre fabbriche, le nostre case e le nostre imprese rischiano di spegnersi.
Le associazioni di categoria (Confindustria, Confapi, Coldiretti) stanno già lanciando allarmi disperati. Un mese di blocco serio significa:
– chiusura di migliaia di imprese energivore (ceramica, vetro, acciaio, chimica, cartiere)
– rincari delle bollette del 40-70% per famiglie e PMI
– inflazione a due cifre nel 2026
– possibile razionamento elettrico già in primavera
Tutto questo mentre Crosetto è ancora bloccato a Dubai, Sigonella continua a far decollare aerei americani dal nostro territorio e il governo tace o balbetta frasi di circostanza su “solidarietà atlantica”.
**La beffa suprema**
L’Iran non ha chiuso lo stretto con le mine.
Lo ha chiuso il mercato.
Perché il rischio assicurativo e il premio di guerra sono diventati proibitivi.
Perché nessuno vuole perdere una nave da 200 milioni di dollari e l’equipaggio per una guerra che non è la loro.
E noi? Noi continuiamo a pagare il prezzo più alto per aver scelto il cavallo sbagliato: abbiamo tradito la Russia (che ci dava gas sicuro) per legarci mani e piedi a un Golfo che oggi è in fiamme.
Questa è la lezione brutale del terzo giorno di guerra:
**non serve chiudere fisicamente lo stretto per chiuderlo**.
Basta rendere il transito economicamente suicida. E l’Iran lo ha fatto con una maestria strategica che l’Occidente non aveva previsto.
Mentre i nostri politici continuano a parlare di “difesa dell’ordine internazionale” e “diritti umani in Iran”, le nostre imprese chiudono e le bollette esplodono.
Basta.
È ora di dire la verità agli italiani: questa guerra ci sta distruggendo.
E la colpa non è solo di Teheran.
La colpa è anche – soprattutto – di chi ci ha portato in questa trappola.
**Riaprire i gasdotti russi non è più politica estera.**
È sopravvivenza nazionale.
L’Italia prima di tutto.
O moriamo con le petroliere ferme nello Stretto di Hormuz.


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