Operazione Epic Fail: la pioggia di missili iraniani funziona

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By V marzo 3, 2026 12:07

Operazione Epic Fail: la pioggia di missili iraniani funziona

**La strategia iraniana nella guerra asimmetrica: come Teheran sta ribaltando il tavolo contro USA e Israele**

**Teheran, 3 marzo 2026** – Al quinto giorno di conflitto aperto tra Iran da una parte e Stati Uniti-Israele dall’altra, è chiaro che Teheran non sta giocando una partita convenzionale. Non potrebbe e non vuole. L’Iran ha optato per una guerra asimmetrica, intelligente e calcolata, che sfrutta le debolezze dell’avversario senza bisogno di confronti diretti. Due pilastri principali: strangolare l’economia energetica del Golfo e logorare le difese aeree nemiche attraverso un’attrition prolungata. E i risultati si vedono già: prezzi del petrolio e del gas in orbita, mercati globali in panico, e un Occidente che inizia a vacillare sotto la pressione dei suoi stessi alleati arabi.

**La guerra all’energia: strangolare il Golfo senza muovere un dito (o quasi)**

L’Iran sa bene che il vero tallone d’Achille dell’Occidente e dei suoi partner nel Golfo è il flusso di petrolio e gas. Non serve un’invasione o un blocco navale totale: basta creare instabilità sufficiente per fermare tutto. E così è stato. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa il 25% del commercio marittimo mondiale di idrocarburi, è de facto chiuso. Non per mine o navi affondate dai Pasdaran, ma perché il settore armatoriale e le assicurazioni hanno deciso che il rischio è troppo alto. Compagnie come Maersk e MSC hanno sospeso i transiti, le polizze war risk sono schizzate alle stelle, e centinaia di petroliere e metaniere sono ferme o deviate su rotte alternative lunghissime attorno all’Africa.

Ma l’Iran non si è limitato a minacce verbali. Ha lanciato attacchi mirati su piattaforme, raffinerie e impianti di estrazione in Qatar, Emirati e Arabia Saudita. QatarEnergy, il gigante del GNL, ha dovuto fermare la produzione a Ras Laffan e Mesaieed dopo incursioni di droni. Risultato: il 20% del GNL globale è bloccato, i prezzi TTF ad Amsterdam hanno superato i 61 €/MWh, e l’Europa – Italia in testa – rischia razionamenti entro settimane.

Questa tattica colpisce duro gli interessi americani e arabi. Gli sceicchi del Golfo, che dipendono dal commercio energetico per la loro sopravvivenza, stanno già premendo su Washington per una soluzione rapida. Chiamate frenetiche a Trump, appelli per un cessate-il-fuoco: la pace è l’unico modo per riaprire i rubinetti. L’Iran lo sa e lo sfrutta con sforzo minimo. Non deve mantenere un blocco fisico: basta tenere alta la tensione per far crollare il traffico da solo. E funziona. Prezzi del petrolio Brent sopra i 95 dollari, con proiezioni a 150 se la crisi dura. Un colpo maestro che colpisce tutti, ovunque.

**La guerra dei missili: logorare le difese, non distruggerle in un colpo solo**

Sul fronte militare, l’Iran evita lo scontro frontale. Sa di non poter competere con la superiorità aerea USA-Israele. Invece, lancia ondate calibrate di droni e missili – non per annientare, ma per saturare. Ogni giorno, decine di proiettili diretti su basi in Qatar, Emirati, Arabia Saudita, persino Cipro. L’obiettivo: costringere le difese antiaeree nemiche a sparare centinaia di intercettori costosi (come i Patriot o gli Arrow), diluendo le risorse su più fronti.

L’Iran produce oltre 100 missili al mese; gli USA solo 6-7 intercettori. È una guerra di attrito che Teheran può vincere sul lungo termine. Basta mantenere il ritmo: difese saturate, scorte esaurite, e poi i colpi arrivano a segno. Non è hype da social: è matematica. L’Ucraina ha già prosciugato gran parte degli stock occidentali negli ultimi anni; ora l’Iran ne approfitta.

E i raid USA? Spesso colpiscono obiettivi secondari: lanciatori abbandonati, camion guasti, siti già svuotati. Footage rilasciati dal Centcom mostrano strike su attrezzature obsolete, non su forze attive. Segno che l’intelligence americana fatica a localizzare le unità mobili iraniane, protette da bunker e mimetizzazione. Tempo gioca a favore di Teheran: meno missili al giorno, ma costanti, bastano per tenere il nemico impegnato e l’economia globale in ostaggio.

**Lo status quo: un equilibrio precario che favorisce l’Iran**

Al momento, l’Iran non sta vincendo in senso assoluto, ma non sta perdendo. Ha ridotto i lanci missilistici lunedì, ma non per debolezza: è una scelta tattica per conservare scorte e mantenere pressione senza esaurirsi. Il vero problema per Teheran è il controllo dello spazio aereo: droni di sorveglianza USA e israeliani penetrano continuamente, impedendo il libero movimento di lanciatori. Finché questi velivoli volano indisturbati, l’Iran non può scalare a pieno regime. Monitorare quanti ne abbatte sarà chiave per capire l’evoluzione.

Dall’altra parte, USA e Israele sembrano aver fallito il piano iniziale: eliminare Khamenei per innescare proteste interne e un cambio di regime. Non è successo. Ora bombardano edifici militari, quartieri generali, infrastrutture – più per intimidazione che per danni strategici. Il personale chiave non sta in uffici sopra terra: sarebbe suicidio. La prossima mossa? Colpire centrali elettriche, acquedotti, reti civili per rendere la vita insopportabile e forzare una resa. Ma questo è terrorismo puro, e rischia di unire ancora di più gli iraniani contro l’aggressore.

**Le implicazioni per l’Italia: un suicidio energetico che non possiamo più permetterci**

E noi? L’Italia sta pagando il prezzo più alto di questa follia. Dipendiamo dal GNL del Golfo per rimpiazzare il gas russo che abbiamo stupidamente abbandonato. Prezzi alle stelle, bollette impazzite, industrie a rischio chiusura. Confindustria grida allarme, ma il governo tace o balbetta di “solidarietà atlantica”. Sigonella continua a far decollare aerei USA dal nostro suolo, Crosetto è ancora bloccato a Dubai sotto i missili, e noi subiamo le conseguenze di una guerra che non è nostra.

Peggio: i nostri “alleati” veri nemici sono Arabia Saudita e Qatar, regimi sunniti oppressivi che finanziano moschee radicali e barconi migratori in Europa. Lì le donne e le minoranze hanno meno diritti che in Iran, ma li coccoliamo perché ci vendono gas a caro prezzo. L’Iran sciita, invece, non ci invade demograficamente e non corrompe i nostri politici.

Basta ipocrisie. Questa guerra asimmetrica iraniana ci insegna una lezione: il tempo gioca contro chi dipende da rotte vulnerabili. Riaprire i gasdotti russi non è opzione: è necessità. Prima che l’Italia collassi per l’ennesima crisi energetica causata da scelte suicide.

L’Italia prima di tutto. O continuiamo a fare da zerbini in guerre che ci rovinano.

Operazione Epic Fail: la pioggia di missili iraniani funziona ultima modifica: 2026-03-03T12:07:21+00:00 da V
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