Pestato in classe dai compagni islamici perché parla di maiale: la scuola di Rovigo punisce lui!

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By V marzo 3, 2026 17:17

Pestato in classe dai compagni islamici perché parla di maiale: la scuola di Rovigo punisce lui!

**Rovigo, Scuola Media Ostaggio dei Maranza: 12enne Italiano Preso a Pugni in Classe per Aver Detto “Maiale in Marocchino” – E la Scuola Punisce Vittima e Aggressori allo Stesso Modo!**

È la resa totale, è la capitolazione delle nostre scuole davanti all’invasione delle seconde generazioni islamiche.

Un ragazzino italiano di 12 anni, prima media in un istituto comprensivo dell’Alto Polesine, ha osato pronunciare una frase da bambini: **«Come si dice maiale in marocchino?»**. Una battuta infelice, una provocazione da cortile, niente di più. La risposta? Un pugno in pieno viso sferrato da un compagno, istigato da un altro. Violenza pura, in classe, durante l’orario scolastico.

E la scuola cosa fa?
**Puniteli tutti e tre allo stesso modo.**
Nota disciplinare uguale per la vittima e per i carnefici.
Carnefice e vittima alla pari.

Il padre del 12enne è giustamente furioso: «Mio figlio ha preso un pugno e viene trattato come chi lo ha dato. Che messaggio gli stiamo mandando? Che in Italia se vieni aggredito è colpa tua quanto di chi ti colpisce?». Ha denunciato l’episodio ai Carabinieri perché non è un caso isolato: quel bullo vessava già altri ragazzini italiani. Alcuni professori non riescono a gestire la situazione, altri chiudono gli occhi. Il dirigente scolastico si nasconde dietro il “regolamento”.

**Pestato in classe dai compagni islamici perché parla di maiale: la scuola di Rovigo punisce lui!**
Un titolo che dovrebbe far tremare l’Italia intera. Un ragazzino italiano viene picchiato in pieno volto solo per aver osato nominare il “maiale” davanti a compagni di origine marocchina o islamica. E la risposta dell’istituzione? Punire anche lui. Non espellere il violento, non proteggere la vittima, ma equiparare chi incassa il pugno a chi lo sferra. Questo non è più una scuola: è un centro di rieducazione dove l’italiano impara a stare zitto e a subire, mentre il maranza di seconda generazione impara che la violenza paga e che lo Stato lo copre.

Questi aggressori non sono “ragazzini problematici”. Sono **maranza di seconda generazione**, cresciuti in Italia grazie ai ricongiungimenti familiari che abbiamo regalato a interi clan nordafricani. Hanno il passaporto italiano, frequentano le nostre classi, ma nel sangue portano la stessa cultura della sopraffazione, del branco, del rifiuto di ogni critica alla loro identità islamica. Una parola su “maiale” e parte il pugno. Domani sarà un coltello, una rapina, un’aggressione in gruppo.

Succede a Rovigo come a Sassuolo, Modena, Genova, Milano, Prato: sempre gli stessi. Sempre seconde generazioni islamiche che trasformano le aule in ring e le scuole in territori da conquistare. E le dirigenze scolastiche, imbottite di ideologia multiculturalista, applicano il “regolamento” trattando il bambino italiano come colpevole quanto il bullo straniero.

Il padre ha ragione da vendere: «Un pugno non può essere equiparato a una cavolata detta a voce». Ma per la sinistra e per i presidi buonisti sì. Perché ammettere che il problema è etnico-religioso significherebbe ammettere il fallimento totale dell’immigrazione islamica.

Basta.
Non possiamo più permettere che le nostre scuole diventino ring dove i maranza di seconda generazione sfogano la loro rabbia anti-italiana mentre i nostri figli vengono puniti per aver “provocato”.

Azzeriamo immediatamente l’immigrazione dal Nordafrica e dal mondo islamico.
Abroghiamo per sempre i ricongiungimenti familiari che ci hanno scaricato addosso queste seconde generazioni violente.
Revoca della cittadinanza per tutti i minori stranieri recidivi e per le loro famiglie.
Rimpatrio coatto di chi, nato in Italia, picchia i nostri figli in classe.
Ritorno allo Ius Sanguinis: la scuola italiana è per i bambini italiani di sangue italiano.

Il 12enne di Rovigo ha imparato una lezione terribile: in Italia oggi chi prende un pugno da un maranza viene trattato come il maranza stesso.

Noi non lo accettiamo.

**Remigrazione ora.**
Prima che nelle nostre classi non resti più un solo bambino italiano senza lividi.

Italia agli italiani – o le nostre scuole diventeranno moschee del coltello e del pugno.

**Rovigo, Scuola Media Ostaggio dei Maranza: 12enne Italiano Preso a Pugni in Classe per Aver Detto “Maiale in Marocchino” – E la Scuola Punisce Vittima e Aggressori allo Stesso Modo!**

È la resa totale.
È il segnale che le nostre scuole non sono più italiane: sono diventate colonie delle seconde generazioni islamiche.

Un ragazzino di 12 anni, prima media in un istituto comprensivo dell’Alto Polesine, ha osato pronunciare una frase “infelice”: **«Come si dice maiale in marocchino?»**.
Una battuta da bambini, una provocazione da cortile, niente di più.
La risposta? Un pugno in pieno viso sferrato da un compagno, istigato da un altro. Violenza pura, in classe, durante l’orario scolastico.

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E la scuola cosa fa?
**Puniteli tutti e tre allo stesso modo.**
Nota disciplinare uguale per la vittima e per i carnefici.
Carnefice e vittima alla pari.

Il padre del 12enne, disperato, lo ha denunciato ai Carabinieri: «Mio figlio ha preso un pugno e viene trattato come chi lo ha dato. Che messaggio gli stiamo mandando? Che in Italia se ti difendi o se vieni aggredito è la stessa cosa?».
Ha aggiunto che non è un episodio isolato: quel bullo marocchino (o di origine marocchina) vessava già altri ragazzini italiani. Alcuni professori non riescono a gestire la situazione. Altri chiudono gli occhi.

Questo è il risultato di decenni di immigrazione selvaggia e di buonismo suicida.

Il bullo che tira pugni non è un “ragazzino problematico”.
È un **maranza di seconda generazione**, nato o cresciuto in Italia grazie ai ricongiungimenti familiari che abbiamo regalato a interi clan nordafricani. Ha la cittadinanza italiana in tasca, parla la nostra lingua, frequenta la nostra scuola, ma nel DNA ha la cultura della sopraffazione, del branco, della violenza come risposta a qualsiasi cosa non gli piaccia.
Una parola su “maiale” (termine che per certi islamici è blasfemo) e parte il pugno.
Domani sarà un coltello. Dopodomani una rapina. E la scuola, invece di espellere il violento, punisce anche la vittima.

Questa non è educazione.
Questa è **resa culturale**.
Questa è la scuola italiana trasformata in laboratorio di sottomissione: l’italiano che parla deve stare zitto, l’immigrato di seconda generazione può picchiare. Se reagisci, sei razzista. Se denunci, sei islamofobo.

Succede a Rovigo come a Sassuolo, Modena, Genova, Milano, Prato.
Sempre gli stessi: maranza albanesi, marocchini, tunisini, egiziani di seconda generazione che prendono a pugni, a calci, a coltellate i nostri figli.
E le dirigenze scolastiche, imbottite di ideologia multiculturalista, applicano il “regolamento” trattando il bambino italiano come colpevole quanto il teppista straniero che non vuole sentire parlare di maiale.

Il padre ha ragione da vendere: «Un pugno non può essere equiparato a una cavolata detta a voce».
Ma per la sinistra e per i presidi buonisti sì. Perché riconoscere che il problema è etnico-culturale significherebbe ammettere il fallimento totale dell’immigrazione islamica.

Basta.
Non possiamo più permettere che le nostre scuole diventino ring dove i maranza di seconda generazione sfogano la loro rabbia anti-italiana mentre i nostri figli vengono puniti per aver “provocato”.

**Azzeriamo immediatamente l’immigrazione dal Nordafrica e dal mondo islamico.**
**Abroghiamo per sempre i ricongiungimenti familiari** che ci hanno scaricato addosso queste seconde generazioni violente.
**Revoca della cittadinanza** per tutti i minori stranieri recidivi e per le loro famiglie.
**Rimpatrio coatto** di chi, nato in Italia, picchia i nostri figli in classe.
**Ritorno allo Ius Sanguinis**: la scuola italiana è per i bambini italiani di sangue italiano.

Il 12enne di Rovigo ha imparato una lezione terribile: in Italia oggi chi prende un pugno da un maranza viene trattato come il maranza stesso.

Noi non lo accettiamo.

Remigrazione ora.
Prima che nelle nostre classi non resti più un solo bambino italiano senza lividi.

Italia agli italiani – o le nostre scuole diventeranno moschee del coltello e del pugno.

Pestato in classe dai compagni islamici perché parla di maiale: la scuola di Rovigo punisce lui! ultima modifica: 2026-03-03T17:17:47+00:00 da V
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By V marzo 3, 2026 17:17
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