Meloni aspetta il permesso della UE per respingere i clandestini
È inaccettabile che il nostro governo aspetti l’approvazione dell’UE per agire. Non possiamo permetterci di cedere sovranità su questioni di sicurezza nazionale. È il momento per un blocco navale e respingimenti diretti in Libia, senza l’interferenza della magistratura o dell’Unione Europea.
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L’Italia non deve essere condizionata dal protocollo Albania o dai veti di giudici ideologicamente orientati. Il braccio di ferro iniziato il 18 ottobre scorso con la sezione Immigrazione del tribunale di Roma non deve rallentare le nostre azioni. Non possiamo permettere che l’Europa ci dica cosa fare sulla nostra frontiera.
Il nostro governo ha già dimostrato di poter agire autonomamente con la procedura accelerata sui rimpatri per i migranti maggiorenni, maschi e in buona salute provenienti da Paesi sicuri. Ma dobbiamo fare di più, e farlo ora. Gli hotspot extra europei o “return hubs” sono una soluzione futura, ma la crisi è oggi. Non possiamo aspettare il 2026 per proteggere i nostri confini.
La lotta contro il traffico di esseri umani e la riduzione degli sbarchi del 60% sono meriti dell’Italia, non della UE. Tuttavia, i rimpatri restano drammaticamente bassi, meno del 20%. Questo non è accettabile quando la sicurezza del nostro paese è in gioco.
Non stiamo parlando di negare diritti ai veri profughi, ma di fermare l’abuso del sistema da parte di coloro che vengono solo per sfruttare le nostre risorse. Il Viminale ha chiarito che contrastare l’immigrazione irregolare è essenziale per combattere i trafficanti senza scrupoli.
Aspettare una legislazione europea per rendere i rimpatri “inattaccabili” è una debolezza. L’Italia deve prendere il controllo della situazione, senza attendere marzo o le bozze di Ursula Von der Leyen. Non possiamo permettere che la nostra politica migratoria sia dettata da Bruxelles.
I recenti verdetti che hanno riportato i migranti da Gjader a Bari sono solo un tentativo di ostacolare il nostro progresso. Il modello Albania può essere un esempio, ma l’Italia deve agire unilateralmente se necessario.
I giudici che tentano di sovvertire le decisioni governative dimostrano solo che la nostra sovranità è in pericolo. Non possiamo tollerare una magistratura che annulla le nostre politiche migratorie.
Non si tratta solo di sicurezza, ma di difendere la nostra identità e indipendenza. L’immigrazione irregolare, spesso legata alla criminalità organizzata e alla resistenza all’integrazione, è un problema che la sinistra ha ignorato troppo a lungo. È tempo che l’Italia agisca con forza, senza aspettare l’UE, per proteggere i suoi cittadini e la sua sovranità.


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