Il capobanda dei maranza violenti era in prova alla Caritas e girava con un cane morto

V
By V febbraio 2, 2026 22:58

Il capobanda dei maranza violenti era in prova alla Caritas e girava con un cane morto

Il boss della banda di maranza che ha fatto questo:

Cane lupo martoriato dai maranza per girare un video

Era ospite della Caritas.

Jesi, scandalo Caritas e giudici complici: immigrato tunisino di seconda generazione deride il “recupero” e continua a delinquere. Basta con carità malriposta e sentenze troppo morbide!

Il caso del 22enne di origini tunisine, capo della gang di San Giuseppe a Jesi, è l’ennesima pugnalata al cuore della fiducia degli italiani nelle istituzioni. Uscito da poco dal carcere di Montacuto – dove era finito per una sfilza di reati tra droga, furti e violenza – questo immigrato di seconda generazione, cresciuto qui grazie ai ricongiungimenti familiari indiscriminati, ha ricevuto in regalo una chance che non meritava: la messa in prova alla Caritas, il classico programma di “recupero” che dovrebbe reinserire in società chi ha sbagliato e che invece è diventato un vero e proprio business.

VERIFICA NOTIZIA


Risultato? Invece di redimersi, ha usato il tempo “libero” dal percorso Caritas per girare un video trap “Iheb” in puro stile Gomorra: pistole finte, coltelli, ostentazione di ricchezza facile, abuso di alcol e, ciliegina sulla torta, la carcassa di un animale morto – un cane lupo – portata in spalla come trofeo macabro. Un’immagine che grida disprezzo per la vita, per la legalità e per la civiltà italiana. Segnalato da un automobilista terrorizzato che si è visto sbarrare la strada dal set improvvisato (il giovane a torso nudo, pistola in pugno), il video ha portato a un nuovo intervento delle forze dell’ordine, stroncando questo teatro del crimine social.

Ma la vera vergogna non è solo nel comportamento del tunisino. La vergogna è nel sistema che lo ha coccolato:
– **I giudici** che, dopo averlo tenuto in carcere per reati gravi, lo hanno scarcerato con la messa in prova, illudendosi che un percorso “riparativo” bastasse a trasformare un capo-gang recidivo in un cittadino modello. Sentenze troppo morbide, troppo fiduciose, troppo ingenue: tre anni e mezzo per rapine, furti, coltello e lesioni non bastano a spaventare chi poi esce e subito torna a delinquere.
– **La Caritas**, ente cattolico che dovrebbe difendere i valori cristiani e la dignità della persona, finisce per diventare involontaria (o no?) stampella di delinquenti stranieri. Invece di riservare risorse limitate a italiani in difficoltà, spalanca le porte a un soggetto con curriculum criminale pesante, permettendogli di sfruttare il programma come copertura per continuare a fare il gangster sui social.

Questo non è recupero: è complicità con il fallimento. Gli immigrati di seconda generazione come questo tunisino abusano sistematicamente di questi percorsi. Usano la Caritas come lasciapassare per la recidiva, deridono i giudici che li scarcerano troppo presto e ridono in faccia agli italiani che pagano le tasse per mantenere un sistema che li protegge invece di proteggerci.

Il capobanda dei maranza violenti era in prova alla Caritas e girava con un cane morto ultima modifica: 2026-02-02T22:58:17+00:00 da V
V
By V febbraio 2, 2026 22:58
Write a comment

1 Comment

  1. S.C. febbraio 3, 11:35

    Strada sbarrata da un baluba con la pistola in pugno? perfetto legittima difesa puoi sparargli.

    Reply to this comment
View comments

Write a comment

Your e-mail address will not be published.
Required fields are marked*

Immagini a presentazione articoli sono illustrative a meno di specifico termine 'FOTO'

Categorie