Sudafrica, i neri di Mandela marciano per la remigrazione dei nigeriani

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By V marzo 28, 2026 15:36

Sudafrica, i neri di Mandela marciano per la remigrazione dei nigeriani

**Nel Sudafrica arcobaleno di Mandela, i neri chiedono la remigrazione di massa degli altri africani**

Mercoledì scorso, nella città portuale di Durban, un gruppo civico sudafricano chiamato March and March ha organizzato una manifestazione di piazza per chiedere leggi sull’immigrazione più severe e controlli ferrei alle frontiere. Quello che rende questa protesta particolarmente significativa – e carica di ironia storica – è che a guidarla e a sostenerla sono stati proprio i neri sudafricani, gli stessi che vent’anni fa incarnavano il sogno multirazziale della “nazione arcobaleno” di Nelson Mandela. Oggi, invece, sono loro a pretendere la **remigrazione** – cioè la deportazione di massa – degli altri africani, accusati di rubare posti di lavoro, scuole, ospedali e sicurezza ai cittadini locali.

La leader del movimento, Jacinta Ngobese-Zuma, 39enne nera sudafricana e nota conduttrice radiofonica, non usa giri di parole. Ha definito i migranti, in particolare quelli nigeriani, «parassiti inclini alla criminalità» e ha tuonato: «Se dici che non puoi rifiutare l’assistenza sanitaria agli stranieri illegali, perché dovrebbe essere pubblica? Fagli pagare la propria assistenza sanitaria se vogliono essere qui nel paese a mungere le nostre risorse per tutto ciò che hanno». Il suo gruppo, fondato proprio un anno fa per dare voce alla «profonda preoccupazione pubblica» sull’immigrazione, ha come priorità assoluta la tutela dei posti di lavoro per i sudafricani e la chiusura delle frontiere.

Accanto a March and March sfilavano esponenti di partiti politici consolidati – ActionSA di Herman Mashaba, l’Inkhata Freedom Party (IFP) e l’Umkhonto we Sizwe (MK) di Jacob Zuma – insieme al gruppo di vigilantes anti-migranti Operation Dudula. «Dudula» in zulu significa letteralmente «costringere a uscire», e il gruppo non nasconde l’obiettivo: spingere fuori dal Paese chiunque sia arrivato illegalmente. I suoi membri accusano gli stranieri, soprattutto nigeriani e altri africani, di essere i principali responsabili del traffico di droga che avvelena le township sudafricane.

Herman Mashaba, leader di ActionSA, ha sferzato il governo: «Stiamo vedendo il nostro Paese inondato da gruppi provenienti da tutto il mondo, fino al Pakistan, al Bangladesh, alla Nigeria, al Messico. Questo è inaccettabile». Una manifestante ottantunenne, Thembi Dlamini, ha riassunto con cruda sincerità il sentimento diffuso: «I nostri fratelli di altre parti dell’Africa che sono qui illegalmente ci portano via il lavoro. Dove troveranno lavoro i nostri figli?». Il tasso di disoccupazione ufficiale in Sudafrica oscilla infatti intorno al 32%, una vera e propria emergenza nazionale.

La protesta ha toccato anche un nervo scoperto: l’accesso alle scuole. March and March aveva già manifestato davanti a una scuola elementare di Durban lamentando che migranti privi di documenti occupassero posti destinati ai bambini sudafricani. Per questo la polizia ha aperto un fascicolo contro Ngobese-Zuma per «incitamento alla violenza pubblica». Il gruppo ha risposto con durezza: «È facile arrestare e abusare di elettori e contribuenti mentre i cittadini stranieri, che sono qui illegalmente, continuano senza sosta a vendere droga e beni illeciti». Ngobese-Zuma si è consegnata spontaneamente alle autorità, ma settimane dopo non ha ancora ricevuto un’accusa formale. «È ridicolo che cerchino di usare la legge per intimidire le persone. Non mi farò intimidire da nessuno», ha dichiarato.

Il linguaggio usato – «occupazione moderna del loro Paese da parte di criminali provenienti da tutto il mondo» – è stato definito xenofobo da molti osservatori internazionali. Eppure, per i manifestanti neri sudafricani non si tratta di razzismo: è una questione di sopravvivenza. Dopo decenni di lotta contro l’apartheid e la promessa di Mandela di una nazione dove «tutti i colori dell’arcobaleno» potessero convivere, la realtà è diventata un’altra. I neri sudafricani, un tempo simbolo di oppressione e di speranza universale, oggi si sentono invasi e traditi proprio dai “fratelli africani” che, secondo loro, sfruttano la generosità post-apartheid del Paese.

Operation Dudula, nato a Soweto nel 2021, incarna questa rabbia con durezza: i suoi militanti pattugliano le strade, denunciano spacciatori stranieri e, in alcuni casi, sono stati accusati di aggressioni indiscriminate. La polizia, intervenuta mercoledì con proiettili di gomma e gas lacrimogeni dopo che alcuni manifestanti avevano iniziato a molestare passanti e saccheggiare negozi, ha di fatto confermato la tensione esplosiva.

Una domanda però sorge spontanea e scomoda: perché quando sono i neri sudafricani a chiedere apertamente la remigrazione di massa dei nigeriani e degli altri africani, questo viene considerato un legittimo atto di difesa nazionale e di sopravvivenza del proprio popolo? Perché la loro rabbia viene compresa o quantomeno tollerata, mentre se un europeo o un italiano osa avanzare la medesima richiesta – proteggere posti di lavoro, scuole, ospedali e sicurezza per i propri figli – viene immediatamente etichettato come razzista, xenofobo e nemico della democrazia? Esiste forse un diritto alla remigrazione valido solo per i neri e uno vietato per i bianchi? O la regola è semplice: vale tutto quando a pretenderlo sono loro, e niente quando lo pretendiamo noi?

Il messaggio è chiaro, crudo e spiazza chi ancora si ostina a credere al mito intoccabile della nazione arcobaleno: **nel Sudafrica del 2026 sono proprio i neri a pretendere la remigrazione degli altri africani**. Non per odio verso i bianchi o gli indiani, ma perché hanno capito che la loro stessa sopravvivenza è in gioco. Trentadue percento di disoccupazione, scuole e ospedali al collasso, strade dominate dallo spaccio straniero: la generosità post-apartheid si è trasformata in suicidio collettivo.

Il sogno di Mandela è morto. Al suo posto resta una sola, durissima verità: i neri sudafricani non sono più disposti a pagare con la fame e la paura l’utopia dell’accoglienza senza limiti.

E lo stanno urlando a squarciagola nelle strade di Durban: **fuori**.

Ora.

Prima che non resti più niente da salvare.

Sudafrica, i neri di Mandela marciano per la remigrazione dei nigeriani ultima modifica: 2026-03-28T15:36:45+00:00 da V
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By V marzo 28, 2026 15:36
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1 Comment

  1. S.C. marzo 29, 09:05

    Molto piu intelligenti dei nostri politici e accoglioni vari.

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