Lombardia invasa da 220 moschee abusive
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**Emergenza Moschee in Lombardia: Oltre 220 Centri Islamici Abusivi (i Sedicenti “Centri Culturali”) e l’Urgenza di Azzerare l’Immigrazione Regolare Islamica per Fermare l’Islamizzazione**
La Lombardia è l’epicentro nazionale dell’emergenza islamizzazione: una regione ricca, produttiva e simbolo dell’Italia che lavora sta venendo colonizzata da una rete capillare di moschee abusive. Non esistono grandi moschee ufficiali con minareti e cupole autorizzate su larga scala – grazie alle norme regionali sui luoghi di culto, tra le più rigorose d’Italia – eppure i sedicenti “centri islamici” o “centri culturali” proliferano senza controllo. Secondo stime aggiornate al marzo 2026 elaborate da fonti Lega e da denunce sul territorio, in Lombardia sono attivi **oltre 220 centri di culto islamici**, la stragrande maggioranza in pieno abusivismo: locali ex commerciali, magazzini, garage, scantinati o ex capannoni trasformati illegalmente in luoghi di preghiera, senza cambio di destinazione d’uso, senza permessi urbanistici e senza rispetto delle norme antincendio e di sicurezza.
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Silvia Sardone, europarlamentare della Lega e instancabile paladina della lotta all’islam politico, lo denuncia da anni: «In Lombardia le moschee irregolari sono un’invasione silenziosa, con Milano che da sola conta almeno 12 centri abusivi. Il triangolo Milano-Brescia-Bergamo è il cuore del problema». Solo a Milano, la giunta Sala chiude un occhio mentre proliferano casi come via Padova, via Paruta, via Esterle, San Siro e decine di altri. A Carnate (Monza-Brianza) una moschea mascherata da centro sportivo. A Lentate sul Seveso la moschea abusiva di via Po chiusa solo dopo anni di battaglie legali. Casi simili a Brescia, Bergamo, Pioltello e in decine di comuni: ovunque la stessa storia. Trasformazioni edilizie abusive, preghiere in locali riadattati, moquette verso la Mecca e imam che predicano in ambienti fuori da ogni controllo. La legge regionale parla chiaro: un luogo dove si prega non può stare in un ex negozio o magazzino. Eppure le autorità locali di sinistra spesso voltano la testa, mentre i cittadini lombardi pagano il prezzo in degrado, rumori, traffico, insicurezza e perdita di valore immobiliare.
Questi non sono innocui “centri culturali”. Sono hub di radicalizzazione e di indottrinamento. Come documentato da Silvia Sardone e Riccardo De Corato, in molti di questi spazi si viola apertamente la legge italiana: si predica contro l’Occidente, si pratica la sharia parallela, si segregano le donne e si indottrinano i bambini. A Milano si moltiplicano le segnalazioni di imam sotto osservazione. A livello nazionale si stima che oltre 1.000 moschee abusive operino in Italia ignorando ordinanze di chiusura. In Lombardia, regione con la più alta densità di musulmani d’Italia (oltre 780.000 fedeli secondo stime ISMU aggiornate al 2025, con crescita costante per ricongiungimenti familiari e natalità superiore alla media), questo fenomeno è particolarmente devastante perché si sovrappone a una presenza già massiccia.
**Perché è urgente azzerare subito l’immigrazione regolare islamica?**
Il problema non nasce dal nulla. Nasce dall’immigrazione di massa dai Paesi islamici (Marocco, Bangladesh, Pakistan, Egitto, Tunisia, Albania musulmana), che negli ultimi anni ha portato in Lombardia decine di migliaia di arrivi legali: permessi di soggiorno per lavoro, ricongiungimenti familiari, “protezione” variamente concessa. Questi flussi regolari – non solo gli irregolari – sono il vero motore dell’islamizzazione, perché creano comunità stabili che poi pretendono moschee, halal nelle mense, spazi separati e, alla fine, sharia soft.
Fermare l’immigrazione regolare islamica non è razzismo: è legittima difesa della nostra civiltà lombarda. Ecco perché è urgente:
1. **Demografia e sostituzione culturale**: I musulmani hanno tassi di natalità doppi o tripli rispetto agli italiani. Senza nuovi arrivi, la crescita si ferma. Con gli arrivi regolari continui, in pochi decenni interi quartieri di Milano, Brescia, Bergamo e Monza diventeranno enclave dove la legge italiana è solo un optional.
2. **Mancanza di integrazione e creazione di società parallele**: I dati parlano chiaro. L’Islam non è solo una religione: è un sistema politico-giuridico (sharia) incompatibile con la Costituzione, la laicità e i diritti delle donne. I “centri islamici” sono i laboratori dove si forma questa separazione. Non si integrano: si espandono.
3. **Sicurezza nazionale**: Radicalizzazione, foreign fighters, predicatori salafiti. Molti imam sono sotto indagine. Ogni nuovo centro abusivo è un potenziale focolaio, come dimostrato dai casi di terrorismo sventati in Italia e dai legami storici con attentati passati.
4. **Costi sociali ed economici**: Ospedali, scuole, welfare sotto pressione. Quartieri che perdono valore immobiliare. Controllo del territorio che sfugge alle forze dell’ordine.
La Lega e la destra lombarda hanno ragione da vendere: basta con le moschee abusive, basta con l’intesa con l’Islam (che non esiste proprio perché l’Islam rifiuta la reciprocità). Serve un blocco totale degli ingressi regolari da Paesi a maggioranza islamica, rimpatri immediati per chi viola la legge e chiusura sistematica di tutti i centri irregolari. La Lombardia non diventerà un’altra Molenbeek o un’altra banlieue francese.
È ora di scegliere: o difendiamo la nostra terra, la nostra cultura e la nostra libertà, o consegniamo la Lombardia all’islamizzazione. La battaglia contro le moschee abusive è solo l’inizio. L’urgenza è azzerare l’immigrazione islamica regolare. Subito. Prima che sia troppo tardi.


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