Per gli assessori islamici del Pd l’Italia è troppo italiana e chi si ribella viene querelato
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L’assessora islamica colpisce ancora: da “le scuole troppo italiane” a querelare gli italiani per difendere l’immigrato nudo che distrugge auto. Ecco perché chi viene da fuori non deve mai sedere nei palazzi del potere
**Reggio Emilia, 30 marzo 2026 – Non si può più fingere di non vedere. L’immigrazione non solo ci costa soldi e sicurezza, ma ci sta infilando dentro le istituzioni nemici interni che lavorano apertamente per i loro fratelli extracomunitari. E l’esempio lampante è Marwa Mahmoud, la maomettana italo-egiziana di seconda generazione con doppia cittadinanza, assessora PD alle Politiche educative e interculturali di Reggio Emilia: una che, come è normale per chi ha sangue straniero nelle vene, fa gli interessi degli immigrati a scapito degli italiani veri.**
Tutto parte da lontano, ma l’ultimo episodio è la goccia che fa traboccare il vaso. Il 25 marzo un ghanese di 26 anni, completamente nudo e in evidente stato di alterazione (già noto ai servizi psichiatrici dell’Ausl), si è messo a correre sulla circonvallazione saltando sui cofani delle auto come un invasato. Danni a parabrezza, carrozzerie ammaccate, automobilisti terrorizzati costretti a frenate d’emergenza: un pericolo reale per tutti. Le forze dell’ordine lo hanno bloccato e sottoposto a Tso, ma il Comune – con i soldi dei contribuenti reggiani – ha già annunciato che pagherà i risarcimenti. E qui entra in scena lei, Marwa Mahmoud, paladina dello sportello antirazzista del Comune: invece di difendere le vittime italiane, ha deciso di querelare gli “hater” sui social. Chi ha osato indignarsi, chi ha ironizzato con satira amara (come il post di Reggio Civica che suggeriva di portare il ragazzo nudo nel suo ufficio “che lo coccola”), verrà perseguito penalmente. Un atto di arroganza pura.
Ma non è la prima volta che questa assessora islamica spara a zero contro l’Italia che l’ha accolta. Solo pochi mesi fa, al convegno bolognese del 4 novembre 2025, aveva dichiarato guerra alle nostre scuole: «Sono troppo italiane», intrise di uno «sguardo coloniale» da decolonizzare con formazione permanente per i docenti. Tradotto: i maestri italiani sono razzisti di default perché insegnano la nostra storia, la nostra lingua e i nostri valori cristiani e rinascimentali. Meglio privilegiare narrazioni africane, moschee e intercultura woke, mentre i bambini italiani crescono odiando le proprie radici. Cisl Scuola e docenti come Paolo Manini l’hanno subito stroncata: «Generalizzazione ingiusta, chieda scusa ai maestri che lavorano in classi dove l’italiano è già minoranza». Ma lei, con la sua doppia cittadinanza che le permette di sputare veleno senza rischi, ha continuato imperterrita.
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**È la norma, non l’eccezione.** Una islamica con origini egiziane, eletta grazie al PD per “rappresentare la diversità”, non può che fare gli interessi degli immigrati. È nel suo DNA. Lo sportello antirazzista non combatte il razzismo: è un’arma per zittire il dissenso degli italiani esasperati. Pagano i danni dell’immigrato? Normale. Difendono le auto distrutte? Razzisti da querelare. Vogliono scuole che insegnino l’orgoglio italiano? Colonialisti da decolonizzare. È sempre la stessa storia: prima generazione o seconda, con hijab o senza, chi arriva da fuori resta straniero dentro. Non si integra, non diventa italiano. Diventa solo un infiltrato nei palazzi che erode dall’interno la nostra identità.
Basta con le favole dell’integrazione. Marwa Mahmoud è la prova vivente che l’immigrazione extraeuropea genera nemici interni, non cittadini. Usano la nostra democrazia per decostruirci: prima le scuole, poi le strade, poi tutto. E il PD, con il suo sindaco, li protegge chiamandoli “ragazzi fragili” mentre gli italiani contano i danni e preparano il portafoglio.
**La soluzione è una sola e non ammette mezze misure:** gli immigrati – anche di seconda generazione con doppia cittadinanza – non devono avere ruoli pubblici. Punto. Non devono diventare italiani sulla carta, perché il loro cuore batte altrove. Come i loro interessi. Revoca immediata della cittadinanza per chi predica decolonizzazione e antirazzismo selettivo. Controlli severi alle frontiere, rimpatri per chi crea disordine, priorità assoluta agli italiani in tutto: case popolari, posti di lavoro, scuole. Reggio Emilia, come il resto d’Italia, merita di tornare italiana. Prima che le assessore islamiche e i loro protetti la trasformino in un suk a cielo aperto.
La pazienza è finita. Chi oggi governa con l’ideologia dell’accoglienza a ogni costo dovrà rendersene conto, prima che sia troppo tardi. Gli italiani non ci stanno più.


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