Emilia Romagna islamica: 176 moschee abusive difese dalla sinistra
Related Articles
**Emergenza Moschee in Emilia-Romagna: 176 Centri Islamici Abusivi (i Sedicenti “Centri Culturali”) e l’Urgenza di Azzerare l’Immigrazione Regolare Islamica per Fermare l’Islamizzazione**
L’Emilia-Romagna è diventata il nuovo fronte caldo dell’emergenza islamizzazione: una regione rossa storicamente, ricca e produttiva, sta venendo colonizzata da una rete capillare di moschee abusive. Non esistono grandi moschee ufficiali con minareti e cupole autorizzate su larga scala – grazie alle norme regionali sui luoghi di culto tra le più rigorose d’Italia – eppure i sedicenti “centri islamici” o “centri culturali” proliferano senza controllo. Secondo la prima mappatura ufficiale dell’Osservatorio sul pluralismo religioso (GRIS), presentata in Assemblea legislativa regionale, in Emilia-Romagna sono attivi **176 centri di culto islamici**, la stragrande maggioranza in pieno abusivismo: locali ex commerciali, magazzini, garage, scantinati o ex capannoni trasformati illegalmente in luoghi di preghiera, senza cambio di destinazione d’uso, senza permessi urbanistici e senza rispetto delle norme antincendio e di sicurezza. È un’invasione capillare documentata, unica nel suo genere, che dimostra come la regione sia seconda solo alla Lombardia per numero di centri islamici.
Lucia Borgonzoni, senatrice della Lega e instancabile paladina della lotta all’islam politico, lo denuncia da anni: «In Emilia-Romagna le moschee irregolari sono un’invasione silenziosa, con Bologna che da sola conta almeno 48 centri abusivi. Il triangolo Bologna-Modena-Reggio Emilia è il cuore del problema». Solo a Bologna la sinistra chiude un occhio mentre proliferano casi come via Marchesi, via dell’Industria, San Donato e decine di altri. A Modena la moschea abusiva di via Emilia Ovest chiusa solo dopo anni di battaglie legali. Casi simili a Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Rimini e in decine di comuni: ovunque la stessa storia. Trasformazioni edilizie abusive, preghiere in locali riadattati, moquette verso la Mecca e imam che predicano in ambienti fuori da ogni controllo. La legge regionale parla chiaro: un luogo dove si prega non può stare in un ex negozio o magazzino. Eppure le autorità locali di sinistra spesso voltano la testa, mentre i cittadini emiliano-romagnoli pagano il prezzo in degrado, rumori, traffico, insicurezza e perdita di valore immobiliare.
VERIFICA NOTIZIA
Questi non sono innocui “centri culturali”. Sono hub di radicalizzazione e di indottrinamento. Come documentato da Lucia Borgonzoni e dai consiglieri regionali della Lega, in molti di questi spazi si viola apertamente la legge italiana: si predica contro l’Occidente, si pratica la sharia parallela, si segregano le donne e si indottrinano i bambini. A Bologna si moltiplicano le segnalazioni di imam sotto osservazione. A livello nazionale si stima che oltre 1.000 moschee abusive operino in Italia ignorando ordinanze di chiusura. In Emilia-Romagna, regione con una presenza musulmana in forte crescita (oltre 250.000 fedeli secondo stime ISMU aggiornate al 2025, con crescita costante per ricongiungimenti familiari e natalità superiore alla media), questo fenomeno è particolarmente devastante perché si sovrappone a una presenza già massiccia.
**Perché è urgente azzerare subito l’immigrazione regolare islamica?**
Il problema non nasce dal nulla. Nasce dall’immigrazione di massa dai Paesi islamici (Marocco, Bangladesh, Pakistan, Egitto, Tunisia, Albania musulmana), che negli ultimi anni ha portato in Emilia-Romagna decine di migliaia di arrivi legali: permessi di soggiorno per lavoro, ricongiungimenti familiari, “protezione” variamente concessa. Questi flussi regolari – non solo gli irregolari – sono il vero motore dell’islamizzazione, perché creano comunità stabili che poi pretendono moschee, halal nelle mense, spazi separati e, alla fine, sharia soft.
Fermare l’immigrazione regolare islamica non è razzismo: è legittima difesa della nostra civiltà emiliano-romagnola. Ecco perché è urgente:
1. **Demografia e sostituzione culturale**: I musulmani hanno tassi di natalità doppi o tripli rispetto agli italiani. Senza nuovi arrivi, la crescita si ferma. Con gli arrivi regolari continui, in pochi decenni interi quartieri di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma diventeranno enclave dove la legge italiana è solo un optional.
2. **Mancanza di integrazione e creazione di società parallele**: I dati parlano chiaro. L’Islam non è solo una religione: è un sistema politico-giuridico (sharia) incompatibile con la Costituzione, la laicità e i diritti delle donne. I “centri islamici” sono i laboratori dove si forma questa separazione. Non si integrano: si espandono.
3. **Sicurezza nazionale**: Radicalizzazione, foreign fighters, predicatori salafiti. Molti imam sono sotto indagine. Ogni nuovo centro abusivo è un potenziale focolaio, come dimostrato dai casi di terrorismo sventati in Italia e dai legami storici con attentati passati.
4. **Costi sociali ed economici**: Ospedali, scuole, welfare sotto pressione. Quartieri che perdono valore immobiliare. Controllo del territorio che sfugge alle forze dell’ordine.
La Lega e la destra emiliano-romagnola hanno ragione da vendere: basta con le moschee abusive, basta con l’intesa con l’Islam (che non esiste proprio perché l’Islam rifiuta la reciprocità). Serve un blocco totale degli ingressi regolari da Paesi a maggioranza islamica, rimpatri immediati per chi viola la legge e chiusura sistematica di tutti i centri irregolari. L’Emilia-Romagna non diventerà un’altra Molenbeek o un’altra banlieue francese.
È ora di scegliere: o difendiamo la nostra terra, la nostra cultura e la nostra libertà, o consegniamo l’Emilia-Romagna all’islamizzazione. La battaglia contro le moschee abusive è solo l’inizio. L’urgenza è azzerare l’immigrazione islamica regolare. Subito. Prima che sia troppo tardi.


Let me tell You a sad story ! There are no comments yet, but You can be first one to comment this article.
Write a comment