Massacrato dai maranza: “Non va più a scuola”
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### Correggio, il Terrore delle Maranza: Ragazzo Picchiato Non Torna Più a Scuola – “Teme di Incontrarli di Nuovo”, Mentre i Bulli (Sei Indagati, Minorenni e Maggiorenni) Continuano a Seminare Panico in Altre Zone
**Correggio (RE), 12 dicembre 2025** – “Non va più a scuola”.
Queste parole, dette dalla madre di uno dei ragazzi aggrediti, sono il simbolo di un’Italia che ha perso il controllo delle sue strade e delle sue scuole. Un giovane, studente normale, che dopo essere stato fermato, picchiato e rapinato da un branco di maranza – con sottrazione di bicicletta, zainetto, effetti personali e chiavi di casa – ha sviluppato un terrore tale da non riuscire più a entrare in classe, lo stesso istituto frequentato da alcuni dei suoi aggressori. “È ancora molto scosso, teme di poterli incontrare di nuovo”, confida la madre. “Non si esclude che abbandoni la scuola o cambi istituto”. E i maranza? Hanno solo “cambiato zona”: non agiscono più al parco della Memoria – dove genitori esasperati hanno organizzato ronde spontanee – ma continuano a seminare violenza, minacce e rapine altrove, impuniti e arroganti. Hanno persino mandato “terze persone” a chiedere di ritirare le denunce, minacciando ulteriori violenze. Questo non è bullismo giovanile: è criminalità organizzata tra maranza, spesso con radici straniere, che lo Stato tollera mentre criminalizza chi osa difendersi. Quante scuole dovranno chiudersi per paura prima che Meloni dichiari guerra a queste gang importate? Basta con la tolleranza zero per le vittime e tolleranza infinita per i carnefici!
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Si è conclusa la prima fase d’indagine su un’aggressione avvenuta quasi un mese fa, in piena notte, al parco della Memoria a Correggio, ai danni di due giovani di 18 e 23 anni (e un terzo coinvolto), fermati e picchiati da un gruppetto di una decina di ragazzi, con accuse di rapina aggravata per aver sottratto alle vittime una bicicletta, uno zainetto, effetti personali e le chiavi di casa. Ora le indagini dei carabinieri di Correggio hanno portato alla denuncia di due minorenni di 16 e 17 anni, oltre che di quattro maggiorenni di 20 e 21 anni, tutti residenti in zona. Un’inchiesta favorita dalla conoscenza di alcuni dei presunti aggressori da parte delle vittime, che già in passato pare avessero dovuto subire altre aggressioni e atti di prevaricazione. Alcuni degli indagati e le vittime, inoltre, risultano frequentare lo stesso istituto scolastico. In breve tempo si è provveduto all’identificazione dei presunti autori dell’aggressione e della rapina, anche grazie alla dettagliata denuncia presentata dai ragazzi picchiati e feriti, che dopo l’episodio al parco erano stati medicati in ospedale a Reggio per traumi guaribili entro una ventina di giorni. Le vittime, inoltre, dopo il pestaggio, erano state minacciate di non denunciare i fatti, per non incappare in ulteriore violenza. Ma, insieme ai loro genitori, i giovani feriti hanno deciso di segnalare tutto ai carabinieri, già da subito, con l’intervento di una pattuglia del 112 al parco correggese. Ora sono in corso ulteriori accertamenti per verificare l’eventuale coinvolgimento degli stessi indagati in altri simili episodi segnalati di recente nella zona.
I fatti sono un incubo che si ripete: in piena notte, al parco della Memoria – luogo simbolico per la comunità – i tre ragazzi sono stati circondati da una decina di maranza, picchiati con calci e pugni, rapinati dei loro beni. Le vittime hanno denunciato subito, nonostante le minacce: “Se parlate, vi troviamo di nuovo”. I carabinieri hanno identificato sei indagati – due minorenni e quattro appena maggiorenni – tutti locali, ma con un pattern che puzza di gang etniche: episodi ripetuti, prevaricazione seriale, e una scuola condivisa che diventa prigione per le vittime. Uno dei ragazzi, il più traumatizzato, non mette più piede in classe: incubi, ansia, paura di incrociare i suoi aggressori nei corridoi. “Hanno cambiato zona, non agiscono più lì perché i genitori fanno ronde”, dicono i familiari. “Ma continuano altrove con lo stesso atteggiamento aggressivo”. Traduzione: lo Stato non interviene con mano ferma, i cittadini si organizzano da soli – e i maranza ridono, spostando il terreno di caccia.
Questo è il fallimento del buonismo: genitori che pattugliano parchi perché la polizia non basta, scuole che diventano zone di terrore per le vittime, maranza che cambiano quartiere come professionisti. A Treviso, quattro ragazzi massacrati da dieci stranieri, uno con mascella in titanio. A Firenze, quattro tunisini rapinano un 19enne con cacciavite. A Prato, un marocchino sfregia 10 donne. A Terni, egiziani stuprano in saloni. A Correggio? Stesso copione: vittime italiane che pagano il prezzo di un’immigrazione che porta violenza, non “risorse”. E i media? Censurano l’origine, parlano di “giovanissimi” – ma quando i nomi sono Ahmed o Mohamed, il silenzio è assordante.
La rabbia dei genitori è giusta: “Dobbiamo contrastare questa situazione. Gesti di violenza devono cessare”. Ma come, se lo Stato vieta ronde ufficiali (come a Roma) e tratta i maranza con “rieducazione” invece di pene? Se i minorenni escono dall’IPM più arrabbiati di prima? Basta: pene adulte dai 14 anni per reati gravi, espulsione con famiglia per stranieri, ronde libere per cittadini. Correggio non è un far west: è una cittadina italiana che merita sicurezza, non terrore. Questo ragazzo che non va più a scuola è il futuro rubato da un sistema che protegge i maranza e abbandona le vittime. Se non agiamo ora, la prossima scuola chiusa per paura sarà quella di tuo figlio. L’Italia non è un parco giochi per gang: è casa nostra, e la difenderemo – con o senza lo Stato.


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