Ilaria Salis a letto col portaborse pregiudicato pagato dai contribuenti
Related Articles
**Ilaria Salis, la paladina della “democrazia ferita” che dorme con il portaborse pregiudicato: ecco l’altarino che salta fuori**
Cara Ilaria, fare la vittima non paga. E alla fine saltano fuori pure gli altarini. Lo ha scritto ieri Francesca Totolo su X, postando la foto che gira in rete: tu in camera d’albergo all’Hotel Varese di Roma, sabato mattina 28 marzo 2026, insieme al tuo fidanzato e assistente parlamentare Ivan Bonnin. La stessa camera dove due agenti della Questura (su segnalazione tedesca Schengen, non del “regime Meloni”) hanno bussato alle 7:30 per un controllo di routine. Tu hai gridato al mondo intero: “Stato di polizia! Attentato alla democrazia! Prerogative costituzionali violate!”. Fratoianni e Bonelli sono corsi a piangere al Viminale. E invece la vera notizia è un’altra.
Nella stanza con te c’era lui: Ivan Bonnin, il tuo compagno di vita, il tuo co-autore del libro *Vipera*, il tuo assistente pagato con i soldi dei contribuenti. Lo stesso Ivan Bonnin che nel 2015 è stato condannato – insieme ad altri cinque compagni del collettivo Hobo – per **interruzione di pubblico servizio aggravata** e **violenza privata**. Il fatto? Picchetti violenti all’Università di Bologna, via Zamboni. Bloccavano gli ingressi, impedivano lezioni ed esami, usavano la forza contro studenti, docenti e personale che provavano a entrare. Sei mesi di carcere convertiti in 15mila euro di multa a testa. Un bel precedente per chi oggi siede al Parlamento Europeo grazie ai voti della sinistra radical-chic.
E non è gossip da tabloid. Lo confermano *Il Giornale*, *Il Tempo*, *Il Sole 24 Ore* e le carte giudiziarie: decreto penale del Gip di Bologna, condanna definitiva. Bonnin è accreditato sul sito ufficiale del Parlamento Europeo come tuo assistente. E secondo le regole di Bruxelles, un europarlamentare non può assumere come assistente il proprio compagno o familiare. Ma tant’è: per la Salis le regole valgono solo quando servono a piangere sul “regime”.
Pensa un po’: la stessa donna che ha trasformato un semplice controllo documentale (richiesto dalla Germania per un’indagine su ambienti estremisti di sinistra, la Hammerbande) in un caso internazionale di “persecuzione politica”, divide la stanza con un condannato per violenza e blocco delle attività pubbliche. Lo stesso tipo di reati che lei stessa ha praticato a Budapest nel 2023 (aggressione a militanti di destra, processo sospeso solo grazie all’immunità europea). Lo stesso tipo di reati per cui oggi denuncia l’Italia come “Stato autoritario”.
VERIFICA NOTIZIA
Ma la ipocrisia non si ferma qui. Mentre Salis e il suo fidanzato-pregiudicato si facevano identificare in pigiama, lei twittava indignata contro il decreto Sicurezza e contro Piantedosi. Nel frattempo Giovanni Donzelli (FdI) ha già annunciato un’interrogazione parlamentare: vogliamo sapere perché un condannato per violenza privata e interruzione di pubblico servizio è pagato con i nostri soldi per “assistere” un’eurodeputata. E soprattutto: la sinistra che ha candidato e difeso Salis dopo i fatti ungheresi sapeva o no di questi precedenti?
La risposta è ovvia. Sapevano. Ma per loro certi altarini non contano. Contano solo quando servono a fare la vittima. Ilaria Salis non è una perseguitata: è una che vive di doppia morale. Grida “democrazia” quando la polizia bussa alla sua porta, ma assume come assistente (e ci dorme insieme) un condannato per violenza e blocco della libertà altrui. La pasionaria che predica diritti umani ma sceglie come compagno un picchiatore universitario.
Fare la vittima non paga, cara Salis. Soprattutto quando la foto della camera d’albergo finisce sui social e tutti vedono chi c’è davvero con te. L’altarino è saltato. E stavolta non è colpa del “regime”: è colpa tua e dei tuoi compagni di stanza.


Let me tell You a sad story ! There are no comments yet, but You can be first one to comment this article.
Write a comment