La prof accoltellata rivuole in classe il suo accoltellatore
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Le scuole, come tutta la burocrazia italiana, sono infestata di persone inadeguate al ruolo. Non sanno insegnare e ‘educano’ i nostri figli ad essere deboli.
**LA PROF ACCOLTELLATA E L’EMPATIA SUICIDA: «TORNERÒ E VOGLIO STARE VICINA AL RAGAZZO CHE MI HA ACCOLTELLATA»**
**Trescore Balneario, 30 marzo 2026** – Aggiorniamoci, perché il livello di surreale è ormai da record.
Dal letto d’ospedale del Papa Giovanni XXIII, Chiara Mocchi, la professoressa di francese accoltellata alla gola e all’addome dal suo alunno 13enne, ha dettato una lettera in cui dice testualmente:
«**Non porto rabbia né paura**. Stiamo vicini ai ragazzi, soprattutto a quello che mi ha colpito, che forse nel profondo non sa neanche perché».
Empatia suicida pic.twitter.com/UlAQldAPjR
— Francesca Totolo (@fratotolo2) March 30, 2026
E poi la ciliegina: «**Tornerò in classe**, tornerò a credere nei giovani».
Traduzione: la donna che ha rischiato di morire dissanguata in un corridoio della scuola Leonardo Da Vinci annuncia che vuole **riaccogliere a braccia aperte** il ragazzino che ha pianificato di ammazzarla, lo ha filmato in diretta e ha confessato ai carabinieri: «Mi dispiace di non averla uccisa».
Empatia suicida, l’ha definita giustamente qualcuno sui social.
Perché qui non siamo più davanti a un gesto di perdono cristiano. Qui siamo davanti a una **prof che, dopo essere stata quasi sgozzata, si preoccupa di “stare vicina” al suo aspirante killer** invece di pretendere che venga trattato come ciò che è: un pericolo pubblico.
Brava, professoressa. Continui pure a credere nei giovani. Magari il prossimo le porta direttamente un mazzo di fiori… e un coltello di riserva.
L’Italia guarda e si chiede: ma davvero dobbiamo arrivare a questo per capire che qualcosa è irrimediabilmente rotto?


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