Nuovo fermo per la nave di Rackete che si appella alle toghe rosse
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**Sea-Watch multata e fermata: 20 giorni di stop e 10mila euro di multa per “disobbedienza civile” – ma l’Ong tedesca risponde con la nuova missione “Aurora” mentre le toghe rosse sono pronte a salvarla e il governo Meloni resta troppo molle**
È l’ennesima vergogna, l’ennesima dimostrazione che le Ong tedesche considerano l’Italia un Paese senza legge, un porto franco dove violare le regole è un diritto e le sanzioni sono solo un fastidio temporaneo da ribaltare in tribunale. La Sea-Watch 5 è stata fermata a Trapani: 20 giorni di blocco amministrativo e 10mila euro di multa perché, nonostante le fosse stato assegnato il porto di Marina di Carrara, ha deciso di andare dove le pareva. Un atto di arroganza pura, spacciato per “disobbedienza civile” dalla portavoce Giorgia Linardi, che si lamenta dell’«approccio repressivo del governo» e dell’«ecatombe nel Mediterraneo». Disobbedienza civile? Traduzione per i contribuenti italiani: noi facciamo quello che vogliamo, ignoriamo il Viminale, trasformiamo il soccorso in un blitz politico e poi piangiamo se arriva una multa.
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Ma ecco il bello: mentre per la Geo Barents di Medici Senza Frontiere i giudici di Salerno hanno appena annullato il terzo fermo dicendo che «spetta alle autorità dimostrare le violazioni», per Sea-Watch è già partita la solita litania. L’Ong annuncia ricorsi, sicura che le toghe rosse la tireranno fuori come sempre. E nel frattempo, da bravi provocatori, rispondono al fermo con una nuova missione: la piccola “Aurora”, un veliero veloce che non può essere spedito troppo lontano, pronta a riprendere il solito gioco nel Mediterraneo. «Sea-Watch risponde con una nuova missione della nostra nave veloce Aurora». Ripicca pura. Sfida aperta. La pacchia continua.
È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte:
– Ong che violano il Decreto Piantedosi e vengono premiate in tribunale.
– Giudici in toga rossa che scaricano l’onere della prova sullo Stato e regalano impunità.
– “Disobbedienza civile” spacciata per eroismo mentre i veri soccorritori della Guardia Costiera rispettano le regole.
– Migranti irregolari che arrivano a migliaia grazie a questi taxi del mare, e le Ong che poi si lamentano delle “morti in mare” causate dalle stesse politiche che loro contribuiscono a sabotare.
E il governo? Troppo molle. Il Decreto Piantedosi esiste, il Tar ha ribadito che solo il Viminale decide i porti di sbarco per ragioni di sicurezza nazionale, eppure le sanzioni restano lettera morta una volta che entrano in aula. Giorgia Meloni parla di “sentenze assurde”, ma qui non bastano le parole: serve far rispettare le leggi, blindare i decreti, smetterla di essere timidi con chi usa il Mediterraneo come arma politica. Altrimenti le Ong continueranno a ridere, le toghe rosse a proteggerle e gli italiani onesti a pagare i soccorsi, l’accoglienza e i processi.
Questa non è solidarietà: è provocazione organizzata. Le Ong tedesche non salvano vite, le usano come scudo per fare pressione sul governo. E i magistrati, sempre pronti a dare ragione a chi arriva in barca invece che a chi difende i confini, completano l’opera.
Basta. La pacchia delle Ong, delle loro “disobbedienze civili” e delle sentenze complici deve finire ora. Il governo deve svegliarsi e far valere le regole, altrimenti sarà complice di questa resa quotidiana. Gli italiani non ne possono più di vedere navi straniere che dettano legge sulle nostre coste mentre i contribuenti pagano il conto. La pacchia è finita – o deve finire, prima che sia troppo tardi!


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